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Affiancata da un grazioso campanile la cui guglia è sormontata da una croce lavorata in ferro battuto, la cappella del Mellier sorge nella parte inferiore del villaggio di fronte al forno comune, dove venne edificata intorno al 1843. In realtà nella frazione era esistito un edificio sacro assai più antico, fondato nel 1635 da un abitante del luogo, Pierre d’Antoine Baudin. Quest’ultimo, molti anni dopo, l’8 dicembre 1660, aveva istituito un ulteriore legato di 6 scudi annui per la celebrazione di 12 messe, una al mese, da celebrarsi in chiesa o nella cappella che, come precisato nell’atto, lui stesso aveva fatto costruire più di vent’anni prima subito dopo la grande epidemia di peste. Tale indicazione sembra trovare un perfetto accordo con l’intitolazione della cappella ai santi Rocco, Sebastiano e Fabiano, solitamente invocati come protettori contro il terribile morbo.
Nel testamento del fondatore, dettato il 3 maggio 1671, si stabiliva inoltre che venissero celebrate quattro messe il giorno del suo funerale, di cui una proprio alla cappella del Mellier. Negli anni successivi molti atti vengono redatti davanti al piccolo edificio sacro che è sempre citato come la chapelle de prudhomme Baudin, quasi fosse una cappella privata. Nel 1693 l’edificio venne interdetto perché mal costruito e addossato a est ad una casa. Nel 1700 grosse lacune d’intonaco causate dall’umidità deturpavano l’interno e la situazione peggiorò nei decenni successivi tanto che nel 1728 la cappella veniva descritta in mediocre stato. Il 24 maggio 1745 il vescovo Mons. Pierre-François de Sales in visita pastorale ribadì la necessità di ricostruirla entro due anni fuori dal villaggio in un luogo adatto scelto dal parroco, essendo la batisse en mauvais état. In quell’occasione il notaio Joseph Baudin, pronipote del fondatore, si offrì di pagare la manodopera e la calce necessaria, mentre altri materiali sarebbero stati forniti dagli abitanti del villaggio. Nonostante le buone intenzioni l’ordinanza vescovile venne disattesa e il 26 maggio 1754 il medesimo prelato si vide costretto a rinnovare l’ordine di ricostruzione. Ma anche questa volta nulla fu fatto anzi i solleciti del parroco negli anni 1767-1769 affinché gli eredi di prudhomme Baudin versassero quanto stabilito dal legato del loro antenato sembrano testimoniare il disinteresse verso la cappella sempre più degradata. Alla fine del XVIII secolo essa è disegnata nelle mappe del catasto sardo collocata in mezzo alle case nella zona del Pré de Dzordzou e nel 1810 essendo ormai in totale rovina venne venduta come rudere dagli abitanti della frazione a Pierre-Joseph di fu Jean-Baptiste Baudin73. Circa trent’anni dopo fu quindi ricostruita ex novo nell’attuale posizione, ai margini del villaggio. Nel 1974 è stata completamente restaurata. Ogni anno nel giorno di san Rocco (16 agosto) viene celebrata la messa, seguita dall’incanto. Di grande impatto visivo è l’altare ligneo dipinto a finto marmo e dorato, caratterizzato da una mensa rettangolare il cui fronte è campito da una lunetta raggiata, stretta tra due lesene con volute, entro la quale è posta la raffigurazione dell’Agnello Mistico con il libro con i quattro sigilli. Il doppio gradino regge l’alzata impostata su un alto basamento modanato su cui appoggiano tre nicchie scandite da quattro colonne con capitello corinzio. Al centro è posta la Vergine immacolata data- bile alla metà del XIX secolo, eretta con le braccia aperte con fasci di raggi che fuoriescono dalle maniche, in atto di calpestare il serpente posto sul globo. Ai lati erano collocate le statue di san Pietro con le chiavi nella mano destra e san Rocco con il bordone, la borraccia e la mantellina del pellegrino con la conchiglia, in atto di mostrare la piaga sulla coscia, accompagnato dal cane con il pane in bocca, oggi sostituite da statuette in legno di recente fattura. Purtroppo tra il 1980 e il 1981 l’altare è stato ripetutamente devastato dai ladri che hanno asportato i fregi e le testine d’angelo che completavano il decoro del paliotto, gli angioletti e gli angeli musicanti che graziosamente assistevano il gruppo scultoreo della Sacra Famiglia posto sulla cimasa, i sacri cuori raggiati posti al centro della trabeazione sopra la nicchia centrale, nonché tutte le numerose sculture che popolavano le nicchie e i gradini dell’altare stesso. Oltre ai santi Rocco e Pietro, sono state rubate le statue raffiguranti san Giovanni Battista con l’agnello e la croce, sant’Antonio con il maialino ai piedi e un santo vescovo, tutte ascrivibili alla mano di uno stesso artista attivo verosimilmente nella seconda metà del XVII secolo.
TESTO TRATTO DAL VOLUME “BORDON R., TESORI DI FEDE A CHAMPORCHER, AOSTA 2015”. Tutti i diritti riservati




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