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Un alto campanile dalla particolare guglia in legno rivela già da lontano la presenza della cappella di Chardonney, custodita e nascosta tra le case del villaggio. Un ampio aggetto del tetto ne protegge la bianca facciata, interrotta da tre piccole finestre rettangolari e dalla porta di accesso. Un medaglione dipinto, unico particolare superstite di una precedente decorazione, riporta due date importanti della storia del piccolo edificio: la costruzione nel 1742 e l’innalzamento del campanile nel 1873. In realtà le vicende della cappella sono assai più complicate. Risale infatti al 1659 la costruzione di un primo edificio che sorse in prossimità del ponte che conduce alla strada per Laris. A volerlo era stata Marguerite Perruchon con lo specifico intento di farvi celebrare la messa il secondo giorno della processione delle Rogazioni, facendolo intitolare a san Pantaleone forse in memoria del suo primo marito Pantaléon Costabloz. Meno di un secolo dopo le sue condizioni conservative non erano più in buone, anzi nel 1728 risultava praticamente in rovina. Il vescovo Pierre-François de Sales in occasione della sua visita pastorale del 24 maggio 1745 ordinò pertanto di sistemarlo o di abbatterlo entro due anni. Nel verbale il prelato segnalava però l’esistenza di una seconda cappella da poco costruita nel villaggio (verosimilmente nel 1742) a spese sempre della famiglia Costabloz dove non veniva ancora celebrata la messa. Venne infatti fondata solo l’anno successivo, il 28 agosto 1746, con dedica a Notre-Dame des graces, e fu dotata di tutti gli ornamenti necessari. Passarono trent’anni e venne nuovamente ricostruita: il 31 maggio 1778 gli abitanti del villaggio incaricarono il maître maçon d’Issime Jean di Gabriel Albert di riedificare la cappella di Chardonney prendendo a modello quella di Plan Fenêtre, la cui costruzione era stata da poco completata dallo stesso maître maçon d’Issime, a eccezione della lunghezza, che doveva essere maggiore (di un piede) e dell’ampio aggetto del tetto che doveva avanzare «jusqu’au chemin». Per ultimare i lavori vennero concessi al capomastro cinque mesi, avendo egli promesso di renderla «parfaite à la Toussaint proche», escluse tutte le lavorazioni di falegnameria. Gli abitanti fornirono il legname e la calce e a tale scopo già nel 1777 avevano fatto richiesta all’intendente Vignet des Etoles di essere autorizzati a tagliare 40 piante tra larici e abeti di cui 25 da utilizzare «pour cuire une fournaise de chaux» e 15 «pour faire des aix, poutres, chevrons et autres choses pour retablir la chapelle existante» Per finanziare i lavori, che solo per le murature ammontavano a ben 230 lire, fu deciso inoltre di vendere il terreno su cui sorgeva la cappella di Lalex. Il 28 ottobre 1781, il vescovo Pierre-François de Sales accordò il permesso alla benedizione della nuova cappella, deputando a tale scopo il parroco Claude Joseph Bourg, che era stato tra l’altro “promotore” della ricostruzione come risulta dalla richiesta al vescovo per la benedizione. Quattro anni dopo il medesimo parroco nella redazione dello stato della parrocchia elencò gli arredi della cappella di Chardonney che erano tutti in ottimo stato. La messa veniva celebrata il martedì, il secondo giorno delle Rogazioni. Nel corso del XIX secolo l’edificio fu oggetto di migliorie e piccoli lavori. Il 1 settembre 1833 venne stipulata una convenzione con il forgeron Jean-Baptiste Michetti per l’esecuzione e la messa in opera di un orologio. La data 1842 incisa sull’architrave della porta del campanile sembrerebbe testimoniare a quella data lavori non meglio definibili alla struttura che nel 1873 fu sopraelevata e dotata della particolare guglia lignea fortemente voluta e forse anche progettata dall’abbé Pierre Chanoux, originario del luogo (era nato nel villaggio di Ronchas a monte della cappella di Chardonney il 3 gennaio 1828). La campana fu realizzata dal fonditore Luigi Bertolino di Cuorgné nel 1888 e il 15 dicembre 1898 ne fu benedetta una seconda dal parroco Pierre Damien Verthuy. Un nuovo orologio, tuttora in loco, è stato inserito nel 1905. Il campanile è stato nuovamente oggetto di restauro, insieme alla cappella, negli anni 2014/2015. La cappella custodisce al suo interno un altare ligneo proveniente in realtà dalla chiesa parrocchiale: il 6 gennaio 1862 lo scultore valsesiano Giacomo Molino fu infatti incaricato di realizzare per la chiesa un nuovo altare dedicato alla Vergine del Monte Carmelo e di trasportare e adattare alla cappella di Chardonney la vecchia struttura che era ancora in buone condizioni. Alla cappella appartenevano inoltre quattro statue più antiche, databili tra XVII e XVIII secolo, raffiguranti i santi Rocco, Antonio abate, Anna e Pantaleone, menzionate dal Torra e fotografate dal canonico Edoardo Brunod, ma oggi irreperibili. Presso la chiesa parrocchiale è inoltre ricoverata la Madonna lignea che svettava sulla cima del campanile, che è stata rimossa e sostituita da una copia nel corso del restauro del 2014. Il presbiterio in cui è inserito l’altare presenta una volta a crociera interamente dipinta di azzurro, diversa da quella dell’aula intonata sul rosa e il giallo, suddivisa in due campate e ornata da medaglioni con i sacri cuori. Divide i due ambienti l’arco trionfale su cui campeggia un angelo dipinto dai tratti sommari e un po’ “naif”, mentre la trave reca dipinto il verso con cui ha inizio una preghiera solitamente recitata al mattino e alla sera: «Mon Dieu, je vous donne mon coeur”.




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